Come raccontavamo nel precedente articolo di DaLuca Straps, la Regia Marina (parte 1) (il nome originale della Marina italiana) era appena stata deliberatamente ridimensionata da una serie di trattati firmati dopo la conclusione della grande seconda guerra mondiale. Gli Alleati vittoriosi avevano praticamente privato la Regia Marina di tutta la sua potenza come forma di riparazione di guerra, lasciando la Regia in condizioni disastrose.
La situazione appariva cupa perché lo era davvero. Gli italiani dovettero sottostare alle leggi entrate in vigore nel dopoguerra e purtroppo furono costretti a conviverci per alcuni anni.
Le cose però migliorarono... quando il clima politico mondiale cambiò, come sempre accade.
Con Germania e Giappone ormai privati della loro forza militare, Stati Uniti e Russia rimasero le due maggiori potenze del mondo del dopoguerra. Ben presto diffidenza e divergenze ideologiche iniziarono a generare tensioni tra i due ex alleati. La Guerra fredda si avvicinava e per la Marina italiana, allora inattiva, questo si sarebbe rivelato uno sviluppo storico molto fortunato.

Con un nemico vecchio e nuovo sulla scena mondiale, Gran Bretagna e Stati Uniti concordarono che, data la posizione strategica dell'Italia, avrebbero rinunciato a utilizzare le navi italiane come proprie. Al di là dei risarcimenti di guerra, americani e britannici sapevano quanto fosse preziosa strategicamente la posizione italiana. Convinti che l'Italia potesse rivelarsi utile se la Russia avesse intrapreso azioni militari, gli ex Alleati decisero di consentirle di recuperare le proprie capacità navali.
Molte navi italiane erano già state smantellate tra il 1948 e il 1955, compresa la preziosa portaerei «Aquila». Russia, Francia e Grecia si rifiutarono però di restituire molte navi italiane requisite e, tra questi rifiuti e i vari smantellamenti, rimasero pochissime unità da rimettere in servizio nella Marina italiana.
Con Stati Uniti e Gran Bretagna favorevoli a rimettere in attività la Marina, anche altre potenze occidentali iniziarono a riconoscere l'importanza della posizione italiana nel Mediterraneo. Mentre la Russia diventava una presenza sempre più minacciosa nella politica mondiale, tutti guardarono ai mari italiani, che stavano rapidamente diventando uno dei principali luoghi di confronto diretto tra la Russia e i suoi futuri avversari. Questa posizione geografica strategica avrebbe aiutato gli italiani a ritrovare il proprio rilievo navale.
Non appena il Piano Marshall entrò in vigore, l'Italia avviò negoziati con gli USA per garantirsi un'adeguata protezione contro eventuali avanzate russe. Gli accordi permisero agli Stati Uniti di mantenere le proprie installazioni militari nella penisola italiana in cambio di un allentamento delle restrizioni previste dal trattato del dopoguerra.
Il 4 aprile 1949, l’Italia fu invitata a entrare nell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord e lo fece con orgoglio. Per consentire alla Marina di contribuire efficacemente all’organizzazione, la NATO abolì tutte le restrizioni dei trattati imposte al Paese, permettendogli di ricostruire immediatamente la propria forza navale.
La NATO affidò alla Marina Militare il pattugliamento e la difesa del Mare Adriatico, del Canale d’Otranto e delle rotte navali nel Mar Tirreno.
Grazie a un grande impegno politico ed economico, gli italiani riuscirono a ricostruire la loro marina devastata e a restituirle non soltanto rilievo, ma anche prestigio sulla scena mondiale. Con il benestare del mondo occidentale, l'Italia era rinata sui mari che aveva dominato così a lungo.
